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About Nathueral

Nathueral Sartoria artigianale

Mi chiamo Analía e Nathueral è il mio eco atelier di sartoria artigianale.

Sono una sarta e creativa tessile: creo capi di abbigliamento e accessori completamente naturali e sostenibili.

Realizzo le mie creazioni a mano, con pochi elementi naturali, semplici e armoniosi. Mi piace meravigliarmi di un tessuto naturale di canapa, che entra nel mio laboratorio come tela bianca e si lascia tingere di sfumature della terra, per poi accogliere tra le sue fibre l’impronta di una foglia di acero giapponese o il disegno dei petali del cosmos. Il design dei modelli che creo nasce dalle mie idee e dalle mie mani: mi occupo di tutto in prima persona, amo dedicarmi al confezionamento e alle rifiniture sartoriali, dare forma ai tessuti, cucirli, modellarli, scegliere i dettagli che caratterizzano l’abbigliamento e gli accessori.

Mi entusiasma studiare la prodigiosa varietà delle tecniche decorative, sentire la materia botanica tra le mani e dare forma a un’ispirazione, che personalizzo in modo intimo e significativo. Il ciclo produttivo segue il ritmo della natura e l’andamento delle stagioni, con un approccio lento e responsabile. Produco i miei capi in numero limitato e ogni creazione è davvero unica al mondo, irripetibile: non potrei replicarla nemmeno volendo. Dico spesso che i miei manufatti sono vivi, perché sono organici: i tessuti, i colori e le stampe naturali ci ricordano che in natura tutto si trasforma di continuo, in modo scenografico oppure quasi impercettibile.

Indossandoli, potrai scoprire la gioia di indossare una poesia naturale che parla di te.

Nathueral è una lettera d’amore sussurrata alla natura, un incontro prezioso che risveglia la sensibilità verso il mondo in cui viviamo, un dialogo autentico tra anime gentili e attente.

La filosofia

Il mio ciclo produttivo segue i tempi della natura e il ritmo delle stagioni.

Anche il nome Nathueral, che unisce natural (naturale) e hue (sfumatura), riflette l’infinita creatività della natura, a cui mi ispiro. Potrei dirti che tutto prende il via con i semi che pianto nel mio orto e giardino tintorio, ma in realtà questa storia inizia ancora prima: da dove vengono i semi? Sono quelli delle piante da cui ho attinto nei mesi precedenti, per le mie creazioni, che ho raccolto e selezionato con cura; oppure sono i semi che metto da parte durante le mie passeggiate nei boschi della Liguria o nei viaggi con la famiglia, magari mentre esploriamo gli orti botanici di altre città italiane, come quello di Trieste. Durante i mesi freddi, a gennaio o febbraio, pianto i semi: alcuni trovano subito casa a terra, altri crescono piano piano nel semenzaio che li custodisce, al chiuso, per poi essere spostati nell’orto e nel giardino. Diventeranno i primissimi fiori, in primavera, quando si aprirà il magico periodo dell’abbondanza tintoria e creativa che durerà fino all’autunno.

Nel frattempo rifornisco il mio laboratorio con tessuti naturali che cerco con accuratezza da produttori italiani: sono persone e imprese in cui riconosco la stessa visione etica, responsabile e sostenibile di Nathueral. Scelgo tessuti naturali, pregiati, completamente tracciabili e realizzati nei territori a me vicini. Prediligo la canapa, il cotone bio, il lino, il bamboo, l’ortica, la soia, il tencel-lyocell (una fibra a base di cellulosa del legno) e il seacell-alga (una combinazione innovativa di alghe marine e cellulosa). Oltre a questi, vado anche alla ricerca di tessuti da deadstock (ovvero rimanenze di magazzino di aziende italiane) e di rarità a cui mi piace dare una seconda vita, dopo averle trovate nei mercatini vintage o antiquari. Non so resistere al fascino dei tessuti antichi, i tessuti “delle nonne”, quelli in lino o in canapa che si fanno scegliere per la texture organica e grezza. Me li porto a casa e so che a un certo punto inizieranno una nuova avventura, forse diventando un cuscino o un copriletto.

I tessuti naturali su cui lavoro sono come tele bianche, che prendono forma nei modelli sartoriali che confeziono a mano: i capi di abbigliamento sono caratterizzati da linee essenziali e destrutturate, che donano una vestibilità morbida, raffinata e versatile, senza tempo. Una parte dei capi che creo rimane così, in purezza: è la linea di abbigliamento écru che esalta l’essenza dei materiali e la raffinata semplicità dei modelli. Gli altri capi invece, una volta cuciti, sono pronti ad accogliere il processo artistico e le tecniche decorative che utilizzo in laboratorio, in una continua sperimentazione. Anche in questa fase nulla viene sprecato, in una ciclicità sorprendente. I modelli stessi sono studiati per ridurre il più possibile gli scarti di tessuto, ma nel mio laboratorio tutto si riutilizza: anche il più piccolo ritaglio, ad esempio, può dare origine all’imbottitura di un bolster da yoga o di una cuccia per un cagnolino.

Il momento in cui i tessuti incontrano le tinture e le stampe naturali per me è sempre emozionante, perché è pura creatività. Utilizzo i vegetali che coltivo nell’orto e nel giardino tintorio, oltre a scarti alimentari e agricoli che recupero da aziende del territorio, per riciclarli.

Partendo da un bagno colore - il procedimento di tintura naturale che permette di estrarre il colore dalla materia vegetale tramite bollitura in acqua - posso ottenere, ad esempio, un bell’arancione, con cui tingo una semplice casacca in canapa. La stessa tintura può essere modificata, variando il ph del bagno colore grazie a un modificatore di acidità (ovviamente naturale, come l’aceto, il limone, il bicarbonato di calcio, oppure il ferro) per tingere di una diversa sfumatura un pantalone, magari con la tecnica giapponese dello shibori, che poi andrò anche a decorare con un disegno di foglie e fiori, grazie all’ecoprint. O ancora, posso addensare una parte del liquido tintorio per ottenere delle paste colorate, da utilizzare come “inchiostri” per altre tecniche decorative come il block print e la serigrafia, oppure ricavare un pigmento da conservare in polvere. Alla fine del processo, non ci sono scarti: i residui di liquido tintorio tornano alla terra innaffiando il giardino - fino all’ultima goccia - mentre le piante protagoniste della bollitura e della stampa naturale diventano compost. Ci tengo molto a non lasciare impronte nel mondo in cui viviamo e l’etica delle mie scelte produttive risponde in pieno a questa intenzione: anche i capi stessi non lasceranno traccia, poiché tutte le mie creazioni sono interamente biodegradabili.

Anche l’upcycling, l’atto di riutilizzare e dare nuova vita a qualcosa che ha già un vissuto, appartiene alla filosofia di Nathueral: accade ad esempio con capi di notevole qualità e fattura pregiata che recupero dai produttori o nei mercati vintage, capi all’apparenza rovinati o imperfetti che vengono scartati e che invece possono rinascere. Sono affascinata dalla qualità dei tessuti e dalla poesia dei dettagli, come i bottoncini foderati delle camicie in seta di una volta: può essere proprio un’imperfezione, come una piccola macchia, un buco o uno strappo, a ispirare una nuova creazione. Nascono così alcuni pezzi unici di abbigliamento upcycled e second hand, che amo impreziosire con la materia botanica, con gli scampoli dei tessuti naturali che ho tinto oppure con il boro e sashiko, antiche tecniche di ricamo giapponese.

Nathueral eco atelier di Sartoria artigianale

Il laboratorio

Il mio laboratorio di sartoria artigianale si trova in un piccolissimo borgo ligure, tra il mare e la montagna.

Il laboratorio di sartoria artigianale è un ambiente molto confortevole, in cui mi occupo personalmente del disegno e del confezionamento dei modelli sartoriali, soprattutto durante i mesi invernali. Il laboratorio di tintura e stampa, invece, si trova all'esterno, con una meravigliosa vista sulle pendici delle montagne: ai primi accenni di primavera mi trasferisco in questo spazio in cui abbonda la sperimentazione creativa, circondata dal giardino tintorio, non lontana dal bosco.

Trovo ispirazioni ovunque: nella bellezza della natura, potente e pacificante. Durante le mie passeggiate nei boschi, quando mi immergo nella vegetazione e mi dedico alla raccolta rispettosa di foglie, fiori, semi. Nella texture di un tessuto: a volte mi basta toccarlo per immaginare già la grazia con cui cadrà sul corpo. Amo anche lasciarmi abitare dalle suggestioni che incontro nei viaggi, quando mi riempio gli occhi della diversità di altre culture, altri colori, altre storie.

La mia storia

Nel luogo che chiamo casa sto bene: in Liguria ho messo radici, anche se le mie provengono in parte dall’Argentina. Sono nata e cresciuta a Buenos Aires, fino all’adolescenza. C’è una parola, in spagnolo, che racconta qualcosa dell’anima argentina che mi porto dentro: disfrutar, ovvero godere della vita, assaporare i momenti, vivere con semplicità (e non è un caso, credo, che dentro ci sia la radice “frutto”). Un’altra caratteristica della cultura argentina che sento molto mia è l’arte di arrangiarsi, di fare, disfare e rifare ancora. Sono cresciuta vedendo mia madre e mia nonna che cucivano: ho imparato a farlo quasi senza volerlo e l’ho scoperto anni dopo, quando la mia famiglia si è spostata in Italia, per riannodare i fili delle origini calabresi di mio papà.

I primi anni italiani mi hanno insegnato ad arrangiarmi, spesso con creatività, per adattarmi a tutto quello che era cambiato: mi sono spostata da sola in Emilia Romagna, ho iniziato a lavorare e nel frattempo ho frequentato Economia Aziendale all’università, anche se intuivo che non era la mia strada. Avevo già una macchina da cucire, perché sentivo il bisogno di trasformare quello che indossavo: se un abito non mi piaceva, iniziavo a disfare e ricucire. A due esami dalla laurea ho sentito l’urgenza di mettere tutto in uno zaino e partire: sono andata in Costa Rica.

Vivendo in Costa Rica ho imparato l’amore per la natura, che lì è purissima, incontaminata, lussureggiante. Ricordo che al mattino, quando uscivo sul portico a bere il caffè, trovavo un’iguana golosissima che aspettava il suo fiore, quasi a fare colazione insieme. Lì ho riscoperto che si può vivere nella semplicità, a piedi nudi. Ho visto che le persone sono felici con poco. Ho viaggiato tantissimo in Centro America e ho capito quanto mi interessavano le cose fatte a mano: mi ritrovavo a guardare con enorme curiosità i prodotti di artigianato locale, i tessuti impreziositi con le tinture naturali, le sfumature della terra e dei fiori. Ho iniziato anch’io a fare i primi esperimenti artigianali. Quando sono tornata in Italia, ho riempito di nuovo lo zaino e nel giro di poco sono ripartita. Volevo imparare bene l’inglese: sono andata in Inghilterra.

Londra mi ha insegnato ben più del british english, è una città che apre gli occhi: ho visto tantissimo - persone, ambienti, musei, negozi, stili di vita. Ero affascinata dalle persone: quando camminavo per strada vedevo che ognuno si metteva quello che voleva, che tutti comunicavano attraverso gli abiti che indossavano, con una libertà che mi pareva inedita e originale. Ero affascinata: ricordo che spesso mi sedevo sui gradini per osservare i passanti, quasi a voler assorbire la loro creatività. Nei weekend andavo nei paradisi del second hand, i mercatini vintage londinesi, per vedere, toccare, spulciare. Ho continuato a sperimentare con la macchina da cucire, trasformando capi d’abbigliamento, riutilizzando in modo creativo. Dopo un anno a Londra, sono tornata in Italia: era arrivato il momento di svuotare lo zaino e fermarmi, per amore. Ѐ stato l’incontro con (quello che poi è diventato) mio marito a portarmi in Liguria.

La passione per il cucito e la consapevolezza di voler creare qualcosa di mio è cresciuta insieme alla mia famiglia: i primi corsi alla macchina da cucire, per specializzarmi, sono stati i serali con le signore del paese. Poi ho approfondito con la scuola professionale di sartoria artigianale e mi sono iscritta a corsi di tintura naturale con artiste italiane e internazionali.

Nathueral è dedicato a chi ama l’arte e la natura, a chi sostiene un cambiamento positivo, a chi desidera esprimersi in modo autentico, essenziale e libero.

Per conoscermi meglio

  • Amo la vita all’aria aperta e pratico trail running: potresti vedermi correre per le montagne con qualche ramo tra le mani.
  • Sono appassionata di viaggi, ho ancora lo zaino sempre pronto! I miei souvenir preferiti sono semi, foglie e fiori da sperimentare nella mia casa laboratorio.
  • Viaggio in Italia (e non solo) con la mia famiglia, a bordo di un van degli anni ‘70: si chiama Pocho, è azzurro ed è il custode di mille avventure.
  • Adoro la cioccolata, il caffè e bevo mate tutto il giorno.

La newsletter ti conduce nel giardino segreto di Nathueral, un luogo pieno di colori, profumi e poesia. Puoi immaginarmi mentre la scrivo rigorosamente a mano, con accanto una tazza di caffè o di mate, lasciandomi ispirare dal ritmo delle stagioni.Ѐ il luogo in cui ti racconto cosa accade nel mio laboratorio e dove ti rivelo in anticipo quando sta per arrivare il riassortimento periodico dei capi di abbigliamento e degli accessori (così potrai sbirciare le novità appena saranno disponibili). Ti aspetto!

@nathueral
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